- Questo aggiornamento mi riguarda davvero, o posso aspettare?
- Cosa colpisce davvero questo spam update (e cosa no)?
- Quanto è stato grande l'impatto sui siti italiani e internazionali?
- Come faccio a capire se il mio sito è stato colpito?
- Quali sono i quattro controlli da fare subito?
- Tre scenari concreti: cosa cambia per un'azienda italiana?
- Spam update e ricerca AI: sono due problemi separati?
- Quali errori si fanno più spesso dopo uno spam update?
- Come capire se le correzioni stanno funzionando davvero?
- Allora, vale la pena fare un audit adesso per la tua azienda?
- Come la vediamo in SHM
- Domande frequenti
- Il Google Spam Update di settembre 2026 è partito il 24 settembre e si è concluso l’8 ottobre: 13 giorni e 16 ore, il rollout più lungo dell’anno.
- Non colpisce il link spam: Google ha confermato che l’obiettivo sono scaled content abuse, contenuti programmatici e redirect ingannevoli.
- Le spam policy di Google valgono ora anche per AI Overviews e AI Mode: proteggere il sito significa presidiare entrambi i canali.
- Recuperare ranking persi richiede mesi: agire prima che l’algoritmo consolidi le nuove posizioni è la mossa più efficace.
Aggiornato il 17 ottobre 2026
In soli tre giorni di rollout, la quota di siti che ha perso più della metà del traffico Google è raddoppiata: dal 5% al 10%. Se il tuo sito non è ancora stato controllato, il momento è adesso.
Questo aggiornamento mi riguarda davvero, o posso aspettare?
Dipende da cosa c’è sul tuo sito. Se hai pagine generate in massa, redirect poco trasparenti o contenuti sottili, il rischio è concreto e aspettare costa caro.
Il Google Spam Update di settembre 2026 è partito il 24 settembre e si è concluso l’8 ottobre, dopo 13 giorni e 16 ore di rollout. È il quarto spam update dell’anno e il più lungo: i tre precedenti (marzo, giugno, agosto) erano durati al massimo 2 giorni e 16 ore. Lo conferma Search Engine Land.
Un rollout più lungo non significa necessariamente impatto più lieve. Significa che l’algoritmo ha lavorato su un insieme più ampio di segnali, con più tempo per consolidare le nuove posizioni. Recuperarle, una volta perse, richiede mesi secondo la documentazione ufficiale di Google Search Central.
| La tua situazione | Rischio | Perché |
|---|---|---|
| Pagine generate in massa con AI senza revisione umana | Alto | Viola la policy sullo scaled content abuse |
| Redirect che cambiano destinazione a seconda di chi visita | Alto | Segnale di cloaking, penalizzato direttamente |
| Contenuti sottili (meno di 300 parole, duplicati) | Medio-alto | Bersaglio diretto degli spam update recenti |
| Backlink da link farm o scambi non naturali | Medio | Questo update NON colpisce il link spam (vedi sotto) |
| Sito con contenuti originali, revisionati, senza redirect anomali | Basso | Profilo pulito, rischio residuale minimo |
Cosa colpisce davvero questo spam update (e cosa no)?
Google ha chiarito esplicitamente che questo aggiornamento non riguarda il link spam. I bersagli sono i contenuti generati in scala, i redirect ingannevoli e le altre violazioni delle norme anti-spam esistenti.
La distinzione è importante. Molti audit si concentrano sui backlink, ma per questo update è una priorità secondaria. Search Engine Roundtable riporta la conferma diretta di Google: il September 2026 Spam Update non tocca il link spam.
I tre fronti da controllare subito sono: scaled content abuse (produzione massiva di pagine senza valore aggiunto reale), contenuti programmatici (pagine generate automaticamente che non rispondono a una domanda reale dell’utente) e redirect ingannevoli (pagine che mostrano contenuti diversi a Google e agli utenti).
Un dettaglio che cambia la strategia: dal 15 maggio 2026, le spam policy di Google si applicano anche alle risposte generative, cioè ad AI Overviews (i riassunti automatici che Google mostra sopra i risultati) e ad AI Mode. Lo conferma la documentazione ufficiale di Google Search Central. Il September 2026 Spam Update è il terzo aggiornamento anti-spam lanciato dopo questa estensione delle norme.
| Tipo di violazione | Colpito da questo update? | Note |
|---|---|---|
| Scaled content abuse (AI senza revisione) | Sì | Priorità massima da controllare |
| Contenuti programmatici senza valore | Sì | Pagine generate su template ripetitivi |
| Redirect ingannevoli / cloaking | Sì | Contenuto diverso per Google e per l’utente |
| Link spam / backlink tossici | No, per ora | Google ha escluso esplicitamente questo fronte |
| Violazioni nelle AI Overviews | Sì | Le spam policy coprono anche la ricerca generativa |
Quanto è stato grande l’impatto sui siti italiani e internazionali?
Nei primi tre giorni di rollout, la quota di siti che ha perso più della metà del traffico Google è raddoppiata. I casi documentati mostrano perdite su decine di migliaia di query.
Uno studio su oltre 32.000 siti collegati a Google Analytics ha misurato l’impatto nelle prime 72 ore. La quota mediana di visite da ricerca organica è scesa dal 34% al 31%. La percentuale di siti che ha perso più della metà del traffico Google è passata dal 5% al 10%. I dati sono riportati da Davydov Consulting.
I casi più gravi documentati riguardano l’Agosto 2026 Spam Update, ma danno la misura degli ordini di grandezza: un sito in un settore YMYL (cioè un settore dove le informazioni influenzano salute, finanza o sicurezza delle persone) ha perso posizionamento su oltre 200.000 query. Un altro sito con 250.000 URL ha perso o degradato il ranking per circa 25.000 query. Lo riporta GSQI.
Come faccio a capire se il mio sito è stato colpito?
Il segnale più diretto è un calo netto e improvviso di impressioni e clic nelle date del rollout. Google Search Console è il primo strumento da aprire.
Google Search Console (la piattaforma gratuita di Google per monitorare la salute del sito) è il punto di partenza. Vai alla sezione Rendimento e confronta le date 24 settembre – 8 ottobre con le due settimane precedenti. Un calo netto sulle pagine principali in quella finestra temporale è il primo segnale da prendere sul serio.
Controlla anche la sezione Azioni manuali: se c’è un avviso, è priorità assoluta. Le azioni manuali sono penalizzazioni applicate da un revisore umano di Google, non dall’algoritmo automatico, e richiedono una procedura di riesame specifica.
Per capire se il tuo sito appare anche nelle risposte AI di Google, l’analisi è diversa: l’articolo su SAFE, il rilevatore AI spam di Google, spiega come funziona il sistema di filtraggio anche per la ricerca generativa.
Quali sono i quattro controlli da fare subito?
Quattro verifiche concrete, nell’ordine giusto: Search Console, contenuti sottili, redirect e canonical tag. I backlink restano utili da monitorare, ma non sono la priorità di questo update.
- 1 · Responsabile marketing o SEOApri Google Search ConsoleConfronta impressioni e clic del 24 settembre – 8 ottobre con le due settimane precedenti. Controlla la sezione Azioni manuali: un avviso lì è priorità assoluta.
- 2 · Responsabile contenutiRivedi le pagine con contenuto sottilePagine con meno di 300 parole, duplicate o generate automaticamente senza revisione umana sono i bersagli diretti. Valuta se consolidarle, arricchirle o rimuoverle dall’indice.
- 3 · Sviluppatore o agenziaVerifica redirect e canonical tagRedirect a catena, canonical tag errati o contenuti che cambiano a seconda di chi li legge sono segnali che l’algoritmo penalizza. Un audit tecnico rapido chiarisce la situazione.
- 4 · Responsabile marketing o SEOAnalizza il profilo backlink (priorità secondaria)Questo update non colpisce il link spam, ma monitorare il profilo backlink resta utile per i prossimi aggiornamenti. Usa Ahrefs, Semrush o Google Search Console per identificare pattern anomali.
Un punto specifico sui contenuti generati con AI: secondo la documentazione ufficiale di Google, usare strumenti di intelligenza artificiale generativa per produrre molte pagine senza aggiungere valore agli utenti viola la policy sullo scaled content abuse. La revisione manuale dell’accuratezza è obbligatoria prima della pubblicazione. Non è una raccomandazione: è una condizione per non essere penalizzati.
Per capire come Google sta evolvendo le sue regole anti-spam anche sul fronte AI, l’articolo su Google che aggiorna le regole anti-spam sull’AI in Search offre il quadro completo delle norme in vigore.
Tre scenari concreti: cosa cambia per un’azienda italiana?
L’impatto dipende dal tipo di sito e da come sono stati prodotti i contenuti. Ecco tre situazioni tipiche con il rischio stimato e le azioni prioritarie.
Esempi illustrativi: i numeri servono a mostrare il ragionamento, non sono dati di clienti reali.
| Tipo di azienda | Situazione tipica | Rischio stimato | Azione prioritaria |
|---|---|---|---|
| E-commerce con 5.000 schede prodotto | Descrizioni generate con AI, non revisionate, molto simili tra loro | Alto | Audit contenuti: consolidare o riscrivere le pagine con traffico zero |
| Studio professionale (avvocati, commercialisti) | Blog con articoli originali, aggiornati manualmente, nessun redirect anomalo | Basso | Verifica Search Console per escludere impatti residui |
| Azienda manifatturiera con sito multilingua | Traduzioni automatiche senza revisione nativa, redirect per geolocalizzazione | Medio-alto | Audit tecnico su redirect e hreflang; revisione umana delle traduzioni |
Spam update e ricerca AI: sono due problemi separati?
No. Dal maggio 2026 le stesse norme anti-spam si applicano anche alle AI Overviews e ad AI Mode. Un sito penalizzato nella ricerca tradizionale rischia di sparire anche dalle risposte generative.
Fino a un anno fa, la SEO tradizionale e la visibilità nelle risposte AI erano due fronti distinti. Oggi non lo sono più. Google ha esteso le sue spam policy alla ricerca generativa il 15 maggio 2026, e il September 2026 Spam Update è il terzo aggiornamento lanciato in questo nuovo regime.
Le risposte generate da AI — Google AI Mode, ChatGPT, Perplexity — citano fonti specifiche. Quelle fonti non sono necessariamente le stesse che Google premia nei risultati tradizionali. Lavorare solo sulla protezione dai filtri spam senza presidiare anche quei canali è una visione parziale. L’articolo su AI Overviews Google e cosa cambia per la SEO nel 2026 spiega come funziona la selezione delle fonti nelle risposte generative.
Se vuoi capire chi appare al posto tuo nelle risposte AI del tuo settore, l’articolo su SEO senza indice Google e visibilità del sito offre una prospettiva concreta su come cambia il presidio della visibilità organica.
| Canale | Le spam policy si applicano? | Da quando |
|---|---|---|
| Ricerca Google tradizionale | Sì | Da sempre |
| Google AI Overviews | Sì | Dal 15 maggio 2026 |
| Google AI Mode | Sì | Dal 15 maggio 2026 |
| ChatGPT / Perplexity | No, per ora | Regole proprie, non di Google |
Quali errori si fanno più spesso dopo uno spam update?
Il più costoso è aspettare che il rollout finisca prima di muoversi. Il secondo è concentrarsi sui backlink quando il problema è nei contenuti.
La logica «aspetto i dati definitivi» sembra prudente, ma nel frattempo Google consolida le nuove posizioni. Recuperare ranking persi richiede mesi, a volte di più: la documentazione di Google lo dice esplicitamente. Nel caso del link spam, i benefici di ranking persi non possono essere recuperati affatto.
Il secondo errore è concentrarsi solo sui backlink. Per questo update è la priorità sbagliata: Google ha confermato che il link spam non è nel mirino. Il focus va sui contenuti generati in scala e sui problemi tecnici di redirect.
Un terzo errore frequente è trattare la SEO tradizionale come l’unico fronte. Come spiega l’articolo su Google Search ai massimi storici e cosa cambia per la SEO, la ricerca organica classica convive ormai con canali generativi che seguono logiche diverse.
| Errore comune | Perché costa caro | Cosa fare invece |
|---|---|---|
| Aspettare la fine del rollout | Google consolida le posizioni nel frattempo | Agire subito, anche con dati parziali |
| Concentrarsi solo sui backlink | Questo update non colpisce il link spam | Priorità a contenuti e redirect |
| Ignorare la ricerca generativa | Le spam policy coprono anche AI Overviews | Audit su entrambi i canali |
| Pubblicare AI senza revisione umana | Viola la policy sullo scaled content abuse | Revisione manuale obbligatoria prima della pubblicazione |
Come capire se le correzioni stanno funzionando davvero?
Il recupero dei ranking richiede mesi. Gli indicatori giusti da monitorare sono impressioni, clic e posizione media su Google Search Console, settimana per settimana.
Non esiste un segnale immediato che conferma il recupero. Google aggiorna le posizioni in modo graduale, e i sistemi automatici devono «imparare» che il sito rispetta le policy. Questo processo richiede mesi, come indicato nella documentazione ufficiale.
Monitorare gli indicatori giusti aiuta a capire se si sta andando nella direzione corretta, anche prima del recupero completo.
| Indicatore | Dove si trova | Segnale positivo |
|---|---|---|
| Impressioni totali | Google Search Console > Rendimento | Risalita graduale dopo il calo del rollout |
| Clic totali | Google Search Console > Rendimento | Recupero proporzionale alle impressioni |
| Posizione media | Google Search Console > Rendimento | Scende (migliora) sulle pagine corrette |
| Azioni manuali attive | Google Search Console > Azioni manuali | Sezione vuota = nessuna penalizzazione manuale |
| Pagine indicizzate | Google Search Console > Copertura | Stabile o in crescita dopo le correzioni |
| Traffico organico da Analytics | Google Analytics > Acquisizione | Recupero progressivo nelle settimane successive |
Allora, vale la pena fare un audit adesso per la tua azienda?
Dipende dalla situazione del tuo sito. Se hai contenuti generati in massa o redirect non verificati, la risposta è sì, e prima è meglio.
Vale la pena sehai pubblicato pagine generate con AI senza revisione umana, hai redirect complessi o contenuti programmatici. Il rischio è concreto e l’audit è la prima mossa.
Una via di mezzoil tuo sito ha contenuti originali ma non hai mai fatto un audit tecnico. Vale la pena una verifica rapida: costa meno di un’ora e dà certezza.
Non ancora seil tuo sito ha contenuti originali, revisionati, senza redirect anomali e Search Console non mostra avvisi. Il rischio è basso, ma tieni d’occhio i dati nelle prossime settimane.
Come la vediamo in SHM
Per noi, l’AI generativa è uno strumento potente per sollevare i team dalla produzione di routine — ma il giudizio umano sulla qualità dei contenuti non si delega. Google lo ha messo nero su bianco nelle sue policy, e il September 2026 Spam Update lo ha confermato con i dati. Usare l’AI per produrre pagine in scala senza revisione non è un’ottimizzazione: è un rischio che si accumula in silenzio, fino al prossimo rollout.
Lavoriamo su audit SEO tecnici e strategie di contenuto per aziende che vogliono presidiare sia la ricerca tradizionale sia i canali generativi. Se hai bisogno di capire dove si trova il tuo sito rispetto alle norme anti-spam, il nostro servizio di SEO per AI e quello di integrazione strategica AI sono i punti di partenza giusti. Per un quadro completo su SEO e visibilità nelle risposte AI, il cluster SEO e visibilità per AI raccoglie tutte le analisi operative pubblicate con continuità.
Domande frequenti
Sì. Il rollout è iniziato il 24 settembre 2026 e si è concluso l’8 ottobre 2026, dopo 13 giorni e 16 ore. È il rollout più lungo tra i quattro spam update del 2026. I ranking si sono stabilizzati, ma il recupero per i siti penalizzati richiede ancora mesi.
Dipende da come li hai prodotti. Se le pagine sono state generate in massa senza revisione umana e senza aggiungere valore reale all’utente, violano la policy di Google sullo scaled content abuse. Se invece ogni contenuto è stato revisionato manualmente per accuratezza e utilità, il rischio è molto più basso.
Non è la priorità per questo specifico aggiornamento. Google ha confermato che il September 2026 Spam Update non riguarda il link spam. Monitorare il profilo backlink resta una buona pratica generale, ma per questo update il focus va sui contenuti e sui redirect.
La documentazione ufficiale di Google parla di mesi. I sistemi automatici devono rilevare che il sito rispetta le policy prima di ripristinare le posizioni. Nel caso del link spam, Google ha dichiarato che i benefici di ranking persi non possono essere recuperati affatto.
Sì, dal 15 maggio 2026. Google ha esteso le sue norme anti-spam anche alle risposte generative, incluse AI Overviews e AI Mode. Il September 2026 Spam Update è il terzo aggiornamento lanciato in questo nuovo regime.
Apri Google Search Console e confronta impressioni e clic del periodo 24 settembre – 8 ottobre con le due settimane precedenti. Un calo netto in quella finestra temporale è il segnale principale. Controlla anche la sezione Azioni manuali: se c’è un avviso, è priorità assoluta.
Un sito penalizzato da Google non è un problema tecnico: è un problema di fiducia che si accumula pagina per pagina, e si risolve solo con lo stesso metodo con cui si è creato — una revisione alla volta.
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