- Conviene davvero tenere tutto il budget su Google e Amazon?
- Cosa ha detto davvero il CEO di The Trade Desk e perché conta?
- Cosa sta succedendo davvero al mercato pubblicitario italiano?
- Cosa cambia in pratica per chi gestisce campagne in un'azienda italiana?
- Tre scenari concreti: cosa cambia per un e-commerce, uno studio professionale e un'azienda manifatturiera?
- Quali strumenti esistono fuori dai walled garden e come si confrontano?
- Ci sono rischi legali o regolatori da tenere d'occhio?
- Perché se ne parla adesso: il mercato europeo è davvero a un punto di svolta?
- Come si parte concretamente per diversificare il budget ADV?
- Quali errori si fanno più spesso quando si prova a diversificare?
- Come capisco se la diversificazione sta davvero funzionando?
- Allora, ne vale la pena diversificare il budget ADV per la tua azienda?
- Come la vediamo in SHM
- Domande frequenti
- In Italia le grandi piattaforme intercettano l’82% della spesa pubblicitaria digitale, contro il 72% della Germania: la dipendenza è strutturale.
- Il CEO di The Trade Desk ha pubblicato un saggio pubblico in cui nomina Google e Amazon come ‘walled garden’ e avverte che pochi player stanno per far pagare l’affitto a tutti gli altri.
- Diversificare il budget ADV sull’open internet non è una scelta ideologica: è una leva concreta per ridurre i costi di accesso al pubblico e recuperare dati indipendenti.
- Il retail media e il programmatic esterno alle piattaforme chiuse crescono a doppia cifra in Europa: il momento per testare canali alternativi è adesso.
In Italia, l’82% di ogni euro speso in pubblicità online finisce nelle casse di Google, Meta e Amazon — la quota più alta tra i grandi mercati europei. Se gestisci campagne, stai costruendo su un terreno che non ti appartiene.
Conviene davvero tenere tutto il budget su Google e Amazon?
Dipende da quanto sei disposto a pagare un affitto crescente senza mai possedere i dati. Concentrare tutto su due o tre piattaforme chiuse espone l’azienda a aumenti di costo unilaterali e a una visibilità opaca sui risultati reali.
Un walled garden — letteralmente ‘giardino recintato’ — è una piattaforma che controlla l’accesso al pubblico, i dati di misurazione e le regole d’asta, tutto insieme. Google e Amazon rientrano in questa definizione: decidi quanto spendere, ma non vedi davvero cosa succede dentro.
Il problema non è che queste piattaforme siano cattive. Il problema è che quando il 75% del tuo budget ADV è concentrato lì, non hai potere negoziale, non hai dati di prima parte indipendenti e non hai alternative pronte se i costi salgono.
| La tua situazione | Conviene diversificare? | Perché |
|---|---|---|
| Tutto il budget su Google/Meta/Amazon | Sì | Dipendenza totale: qualsiasi aumento di CPC o CPM ti colpisce senza alternative |
| Budget su 2 piattaforme, nessun test esterno | Sì | Rischio medio-alto: manca un canale di riserva e dati indipendenti |
| Mix con almeno un canale programmatic esterno | Parzialmente | Buona base, ma vale la pena misurare il contributo reale di ogni canale |
| Strategia multi-channel con dati propri (CRM, pixel) | No, per ora | Sei già in una posizione più solida: ottimizza prima di espandere |
Cosa ha detto davvero il CEO di The Trade Desk e perché conta?
Jeff Green, fondatore di The Trade Desk, ha pubblicato un lungo saggio in cui sostiene che Google e Amazon stanno costruendo un sistema in cui tutti gli altri pagano l’affitto. Il punto interessante non è chi lo dice, ma i dati che confermano la tesi.
The Trade Desk è una piattaforma software che compra spazi pubblicitari su siti web, app e TV in streaming al di fuori delle grandi piattaforme. Il suo fondatore ha un interesse diretto nel tema — e lo dichiara apertamente. Ma questo non rende la sua analisi sbagliata.
Nel saggio pubblicato su PPC Land, Green scrive che Google e Amazon «decidono come viene monetizzato il contenuto, condividono dati che sono una scatola nera e si inventano regole di misurazione che servono i loro interessi». La risposta che propone è l’open internet — cioè l’insieme di siti, app e piattaforme di streaming che non appartengono a questi giganti — come alternativa praticabile.
Il punto più acuto riguarda l’AI: i modelli linguistici di grandi dimensioni (i sistemi AI che leggono e sintetizzano testi, come quelli alla base di ChatGPT) stanno cambiando come le persone trovano contenuti e prodotti. Chi controlla questi sistemi controlla anche il prossimo livello di accesso al pubblico.
Cosa sta succedendo davvero al mercato pubblicitario italiano?
In Italia la concentrazione è più alta che altrove in Europa: Google ha superato la Rai come primo operatore del sistema media italiano, e la quota degli editori locali sui ricavi ADV è crollata di 26 punti in sei anni.
I numeri raccontano una storia precisa. Secondo AGCOM, nel 2024 Google ha conquistato il 12,4% delle risorse complessive del Sistema Integrato delle Comunicazioni italiano, superando per la prima volta la Rai (12%). Meta si colloca terza con il 9,7%.
Nel frattempo, secondo analisi eMedia citate da Il Sole 24 Ore, la quota degli editori italiani sui ricavi pubblicitari è scesa dal 67% nel 2019 al 41% nel 2025. Chi ha preso quei 26 punti? Le piattaforme globali.
Per chi gestisce campagne, questo significa una cosa sola: il costo di accesso al pubblico su queste piattaforme non può che salire, perché la domanda cresce e l’offerta è controllata da pochi.
Cosa cambia in pratica per chi gestisce campagne in un’azienda italiana?
Concentrare il budget su Google e Amazon non è sbagliato in assoluto, ma senza un piano di diversificazione stai accettando un rischio crescente senza saperlo misurare.
Pensa a un e-commerce di moda che spende il 90% del budget su Google Shopping e Meta. Quando i costi per clic salgono del 20% in un trimestre — come è successo in diversi settori nel 2025 — non ha alternative pronte. Non ha dati su altri canali, non ha audience testate altrove, non ha leva.
La diversificazione non significa abbandonare Google o Meta. Significa avere almeno un canale alternativo attivo, con dati propri, così da poter spostare budget in modo informato quando serve. Questo vale per un’azienda manifatturiera che fa lead generation B2B quanto per un negozio online.
| Ruolo | Cosa cambia | Azione prioritaria |
|---|---|---|
| Ads manager | I costi su walled garden salgono strutturalmente | Testare almeno un canale programmatic esterno ogni trimestre |
| Marketing manager | La misurazione interna alle piattaforme è parziale | Implementare un sistema di attribuzione indipendente (es. data clean room) |
| Imprenditore / titolare | La dipendenza da 2-3 piattaforme è un rischio di business | Chiedere un audit del mix di canali e della struttura dei dati |
| Ufficio acquisti / procurement | I contratti con le piattaforme non garantiscono trasparenza | Valutare DSP (piattaforme di acquisto programmatico) indipendenti |
Tre scenari concreti: cosa cambia per un e-commerce, uno studio professionale e un’azienda manifatturiera?
La diversificazione ha senso diverso a seconda del settore e del budget disponibile. Ecco tre situazioni tipo con il ragionamento applicato.
Esempi illustrativi: i numeri servono a mostrare il ragionamento, non sono dati di clienti reali.
| Tipo di azienda | Situazione attuale | Rischio concreto | Mossa suggerita |
|---|---|---|---|
| E-commerce (moda/casa) | 95% budget su Google Shopping + Meta, CPC in salita | Un aumento del 25% dei CPC erode il margine senza preavviso | Testare retail media su Amazon o Criteo con il 10-15% del budget |
| Studio professionale (B2B) | Solo Google Ads per lead generation, nessun dato proprio | Se Google cambia l’algoritmo o i costi, il flusso di lead si ferma | Attivare LinkedIn Ads per il segmento decisore + costruire lista email propria |
| Azienda manifatturiera (export) | Fiera + Google Ads, nessun canale programmatic | Visibilità zero su mercati esteri dove Google non domina | Valutare DSP programmatico per campagne display su media di settore internazionali |
Quali strumenti esistono fuori dai walled garden e come si confrontano?
Il programmatic esterno alle grandi piattaforme non è un’unica cosa: esistono DSP indipendenti, retail media di terzi e reti di publisher premium. Ognuno ha caratteristiche diverse.
Un DSP (Demand-Side Platform, cioè una piattaforma che permette di comprare spazi pubblicitari in modo automatizzato su più siti contemporaneamente) come The Trade Desk permette di acquistare spazi su migliaia di publisher — siti di notizie, app, TV in streaming — con dati di targeting indipendenti. Non è la soluzione per tutti, ma è lo strumento più flessibile per chi vuole uscire dai recinti.
Per chi gestisce campagne su Amazon, vale la pena leggere anche come misurare davvero il contributo di Amazon Ads prima di aumentare il budget: spesso il problema non è il canale, ma come si misura.
| Strumento / canale | Adatto a | Vantaggio principale | Limite principale |
|---|---|---|---|
| Google Ads / Meta Ads | Qualsiasi azienda con budget da €1.000/mese | Scala, targeting, automazione | Dati opachi, costi in salita, dipendenza |
| Amazon Ads (retail media) | E-commerce con prodotti su Amazon | Intento d’acquisto alto | Funziona solo nell’ecosistema Amazon |
| DSP programmatico (es. Trade Desk) | Aziende con budget da €10.000+/mese | Dati indipendenti, trasparenza, scala su open internet | Richiede competenze specifiche e setup iniziale |
| LinkedIn Ads | B2B con target decisori aziendali | Targeting per ruolo e settore preciso | CPL (costo per lead) alto, volume limitato |
| Retail media di terzi (es. Criteo, Citrus) | E-commerce multi-retailer | Raggiunge utenti vicini all’acquisto | Copertura variabile per settore |
Ci sono rischi legali o regolatori da tenere d’occhio?
Sì: il contesto normativo sta cambiando rapidamente, e alcune mosse delle piattaforme sono già sotto esame da parte dei regolatori europei.
Due segnali concreti dal 2026. Il primo: Meta ha modificato i propri termini commerciali aggiungendo una clausola che le permette di scansionare e usare per l’AI i siti web collegati alle campagne degli inserzionisti. Dopo le proteste degli editori presso i regolatori di UE e UK, ha spostato la data di entrata in vigore al 20 novembre — senza cambiare il testo. Chi fa campagne Meta collega il proprio sito: vale la pena leggere i termini aggiornati.
Il secondo: il traffico da ricerca organica sui siti degli editori nordamericani è sceso al 12% delle visualizzazioni nel terzo trimestre 2026, dal 21% di un anno prima, secondo i dati Chartbeat. Meno traffico organico significa più dipendenza dalla pubblicità a pagamento — e quindi più potere alle piattaforme che la vendono.
Per chi gestisce campagne su Google, è utile anche capire come Google Ads gestisce le priorità e l’allocazione del budget per canale: le logiche interne alla piattaforma influenzano dove finiscono davvero i tuoi soldi.
Perché se ne parla adesso: il mercato europeo è davvero a un punto di svolta?
Il digital advertising europeo vale 131 miliardi di euro nel 2025 e cresce del 10,5%, ma la crescita è concentrata nei canali controllati dalle piattaforme. Il retail media e il social advertising crescono a doppia cifra, mentre gli editori indipendenti perdono quota.
Secondo il rapporto IAB Europe AdEx Benchmark 2025, il retail media — cioè la pubblicità venduta direttamente dai retailer come Amazon, Zalando o Carrefour — è cresciuto del 16,7% in Europa, raggiungendo 13,3 miliardi di euro. Il social advertising è cresciuto del 19,2% a 35,5 miliardi. Entrambi i segmenti sono dominati da player che controllano sia il canale sia la misurazione.
Nel frattempo, la ricerca dell’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano stima che l’internet advertising in Italia valga 6,2 miliardi nel 2025 (+11%), pari al 53% di tutti gli investimenti pubblicitari. Un mercato in crescita, ma sempre più concentrato.
Il tema della diversificazione non è nuovo — ma la velocità con cui l’AI sta ridisegnando come le persone trovano contenuti e prodotti lo rende urgente. Chi aspetta di vedere cosa succede rischia di trovarsi senza alternative quando i costi salgono o le regole cambiano.

Come si parte concretamente per diversificare il budget ADV?
Non si tratta di abbandonare Google o Meta, ma di costruire un piano graduale che riduca la dipendenza senza perdere performance nel breve.
- 1 · Marketing manager / ads managerAudit del mix attualeCalcola la percentuale di budget per piattaforma e il contributo reale di ciascuna alle conversioni finali (non solo le conversioni attribuite dalla piattaforma stessa).
- 2 · Marketing managerIdentifica il canale alternativo più logicoPer il B2B: LinkedIn Ads o programmatic su media di settore. Per l’e-commerce: retail media di terzi o DSP programmatico. Scegli uno, non tutti insieme.
- 3 · Ads managerTesta con il 10-15% del budget mensileLancia una campagna sul canale alternativo con obiettivo e KPI chiari, separati da quelli delle campagne principali. Durata minima: 8 settimane.
- 4 · Marketing manager / imprenditoreCostruisci dati propri in paralleloEmail list, CRM aggiornato, pixel proprietario: sono l’unica risorsa che rimane tua indipendentemente da cosa fanno le piattaforme.
- 5 · Team interno o agenziaMisura con un sistema indipendenteNon usare solo i dati della piattaforma per valutare la piattaforma. Un modello di attribuzione esterno (anche semplice) dà una visione più onesta del contributo di ogni canale.
- 6 · Imprenditore / marketing managerRivedi il mix ogni trimestreIl mercato cambia velocemente. Quello che funziona oggi potrebbe non funzionare tra sei mesi. Tieni il piano di diversificazione come un documento vivo, non una decisione presa una volta.
Quali errori si fanno più spesso quando si prova a diversificare?
I tre errori più comuni sono testare troppo poco, misurare male e aspettarsi gli stessi risultati immediati che danno le piattaforme ottimizzate da anni.
- Budget troppo basso per il test. Un test con 500 euro su un DSP programmatico non dice nulla. Servono volumi sufficienti per avere dati statisticamente utili.
- Misurare con le stesse metriche dei walled garden. Il ROAS (ritorno sulla spesa pubblicitaria) attribuito dalla piattaforma è sempre ottimistico. Su canali nuovi, guarda le conversioni verificabili nel tuo CRM o nel tuo sistema di ordini.
- Abbandonare dopo 2-3 settimane. I canali nuovi hanno bisogno di tempo per ottimizzarsi. Otto settimane è il minimo per avere un segnale affidabile.
- Non avere un obiettivo chiaro prima di partire. ‘Voglio diversificare’ non è un obiettivo. ‘Voglio acquisire lead B2B a meno di X euro su LinkedIn entro il Q1’ lo è.
- Ignorare la qualità creativa. Un annuncio pensato per Google non funziona su un DSP programmatico o su LinkedIn. Ogni canale ha il suo formato e il suo contesto.
Su questo punto, vale la pena considerare anche come adattare lo stesso contenuto a più canali con l’AI può ridurre i costi di produzione creativa quando si espande il mix.
Come capisco se la diversificazione sta davvero funzionando?
Ci sono indicatori precisi che segnalano se il nuovo canale sta contribuendo al business, al di là di quello che dice la piattaforma stessa.
| Indicatore | Come si misura | Segnale positivo |
|---|---|---|
| Costo per acquisizione (CPA) totale | Budget totale / conversioni verificate nel CRM | Scende o rimane stabile nonostante l’espansione |
| Quota di budget su walled garden | Budget walled garden / budget totale | Scende sotto il 70% senza perdita di volume |
| Conversioni incrementali | Test A/B geografico o temporale | Il nuovo canale aggiunge conversioni, non le sposta |
| Qualità dei lead (B2B) | Tasso di chiusura per canale nel CRM | I lead del nuovo canale chiudono a un tasso simile o migliore |
| Dipendenza da singola piattaforma | % di revenue attribuibile a un solo canale | Nessun canale supera il 50% delle conversioni totali |

Allora, ne vale la pena diversificare il budget ADV per la tua azienda?
Vale la pena sehai più del 70% del budget concentrato su Google o Meta, i costi per clic sono saliti negli ultimi 12 mesi e non hai dati propri indipendenti dalle piattaforme. Ogni euro che spendi oggi rafforza la loro posizione, non la tua.
Una via di mezzostai già testando qualche canale alternativo ma senza un piano strutturato di misurazione. Il rischio è che i test non diano risultati leggibili e vengano abbandonati troppo presto. Vale la pena sistematizzare prima di espandere.
Non ancora sehai già un mix di canali attivo, dati propri nel CRM e un sistema di attribuzione indipendente. In questo caso, l’ottimizzazione interna ai canali esistenti porta più valore di un’ulteriore espansione.
Come la vediamo in SHM
Per noi, la tecnologia è un mezzo: il fine è che l’azienda mantenga il controllo delle proprie relazioni con i clienti. Quando tutto il budget ADV passa attraverso piattaforme chiuse, quel controllo si erode — lentamente, poi all’improvviso.
Abbiamo lavorato con aziende che si sono trovate a dover ricostruire da zero la propria capacità di acquisizione dopo un cambio di algoritmo o un aumento improvviso dei costi. La lezione è sempre la stessa: la diversificazione si costruisce quando non è urgente, non quando lo è già.
Il tema non è ideologico. È che un mix di canali ben misurato — con dati propri, obiettivi chiari e un sistema di attribuzione indipendente — è più robusto di qualsiasi ottimizzazione interna a un singolo walled garden. E questo vale anche per le campagne su Amazon, dove le nuove funzionalità full-funnel cambiano le logiche di targeting ma non risolvono il problema della dipendenza strutturale.
Se vuoi capire dove stai davvero e come costruire un piano di diversificazione concreto, puoi esplorare i nostri servizi di integrazione strategica AI, le nostre campagne Google Ads, le campagne LinkedIn o scrivere direttamente ai nostri contatti. Trovi altri approfondimenti sul tema nell’area Marketing e performance ADV.
Domande frequenti
Un walled garden è una piattaforma come Google o Amazon che controlla l’accesso al pubblico, i dati di misurazione e le regole d’asta, tutto al suo interno. Come inserzionista, puoi comprare spazi ma non puoi vedere davvero come funziona il sistema. Il rischio concreto è che i costi salgano senza preavviso e tu non abbia alternative pronte.
Non esiste una percentuale universale, ma un punto di partenza ragionevole è il 10-15% del budget mensile su un canale alternativo, per almeno 8 settimane. L’obiettivo non è spostare tutto, ma avere dati reali su canali alternativi prima che ne abbiate bisogno urgentemente.
The Trade Desk è pensato per budget significativi — in genere almeno 10.000 euro al mese per avere dati utili. Per le PMI con budget più contenuti, esistono alternative come Criteo, piattaforme di retail media o LinkedIn Ads che offrono accesso a canali fuori dai walled garden con soglie di ingresso più basse.
Il metodo più semplice è confrontare le conversioni che la piattaforma attribuisce a sé stessa con le conversioni che vedi nel tuo CRM o nel tuo sistema di ordini. La differenza è spesso significativa. Un test geografico — attivare il canale solo in alcune regioni — permette anche di misurare l’effetto incrementale reale.
I modelli AI che sintetizzano contenuti (come quelli alla base dei motori di ricerca AI) stanno cambiando come le persone trovano prodotti e informazioni. Chi controlla questi sistemi controlla il prossimo livello di accesso al pubblico. Se oggi dipendi da Google per il traffico organico e a pagamento, domani potresti dipendere anche dai suoi sistemi AI per essere trovato.
È esattamente il motivo per cui vale la pena testare i canali alternativi prima che sia urgente. Se hai già dati su un secondo canale e audience testate altrove, puoi spostare budget in modo informato in poche settimane. Se parti da zero in un momento di crisi, i tempi si allungano molto.
La vera domanda non è se Google e Amazon siano troppo potenti, ma se la tua azienda ha un piano B pronto per quando i loro prezzi salgono ancora.
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