- Cosa è cambiato sulla piattaforma: il pulsante e le misure collaterali
- The fact that sped up the decision: 41% of the long-form posts were generated by AI
- Immediate impact on content strategies for Italian companies
- What the button doesn't say: the limits of the system
- Perspectives: where LinkedIn is heading in the next 18 months
- What to do now: operational guidelines for marketing teams
Il 30 luglio 2026 LinkedIn ha lanciato un pulsante per segnalare i contenuti generati dall’intelligenza artificiale, denominato internamente “Seems like AI slop”. In meno di tre settimane, oltre un milione di utenti ha già utilizzato questa funzione. Il dato è stato comunicato direttamente dal Chief Product Officer della piattaforma, Hari Srinivasan.
Inoltre, la mossa non è isolata: LinkedIn ha contestualmente aggiornato i propri classificatori automatici per identificare i post AI-generated e ha rimosso alcune funzionalità che favorivano la proliferazione di contenuti artificiali. Il contesto è chiaro — nel periodo precedente al lancio, il 41% dei post longform sulla piattaforma risultava integralmente generato da AI, secondo un’analisi del detector Pangram riportata da 404 Media.
Pertanto, per i marketing manager e i responsabili digital di aziende italiane, questo cambiamento non è un dettaglio tecnico. Riguarda direttamente la credibilità dei profili aziendali, l’efficacia delle campagne LinkedIn e la qualità percepita del brand. Noi di SHM Studio we believe that this scenario requires a revision of the strategies of content marketing su LinkedIn, privilegiando autenticità e valore editoriale misurabile.
Cosa è cambiato sulla piattaforma: il pulsante e le misure collaterali
Il 30 luglio 2026 LinkedIn ha ufficializzato l’introduzione di un nuovo strumento di segnalazione. Gli utenti possono ora accedere, tramite il menu a tre puntini di qualsiasi post, all’opzione “Seems like AI slop”. The feature allows marking content perceived as artificially generated and lacking authentic value.
Secondo quanto dichiarato dal Chief Product Officer Hari Srinivasan in un post ufficiale, la risposta degli utenti è stata immediata. Oltre un milione di persone ha già cliccato il pulsante nel giro di poche settimane. Questo volume indica una domanda reale e diffusa di trasparenza editoriale sulla piattaforma.
Inoltre, LinkedIn ha affiancato al pulsante due interventi strutturali. Il primo riguarda l’aggiornamento dei classificatori automatici, definiti dalla società come “nuovi e migliorati”, per identificare i post AI-generated in modo più preciso. Il secondo consiste nella rimozione di una funzionalità che, secondo la piattaforma stessa, facilitava la produzione e diffusione di contenuti artificiali.
The fact that sped up the decision: 41% of the long-form posts were generated by AI
La mossa di LinkedIn non è nata in un vuoto. Alcune settimane prima del lancio, il rilevatore di contenuti AI Pangram had analyzed the corpus of long-form posts on the platform. The result was concerning: 41% of the content was found to have been generated entirely by artificial intelligence. The news had been reported by 404 Media, generating widespread debate in the industry.
Pertanto, LinkedIn si è trovata di fronte a un problema di credibilità sistemica. Una piattaforma professionale in cui quasi la metà dei contenuti lunghi è artificiale perde il suo posizionamento come spazio di confronto autentico tra professionisti. Di conseguenza, l’intervento non è stato solo reattivo — è stato necessario per preservare il valore del network.
Il fenomeno, del resto, non è esclusivo di LinkedIn. Tuttavia, su una piattaforma B2B dove la reputazione professionale è il principale asset degli utenti, l’impatto della AI slop è particolarmente acuto. Infatti, un contenuto percepito come artificiale danneggia non solo chi lo pubblica, ma anche l’affidabilità complessiva del feed.
Immediate impact on content strategies for Italian companies
Per i marketing manager italiani, questo cambiamento ha implicazioni operative concrete. Prima di tutto, i contenuti aziendali su LinkedIn sono ora esposti a una forma di giudizio collettivo esplicito. Un post segnalato come AI slop può ricevere meno visibilità organica e danneggiare la percezione del brand.
Inoltre, la modifica degli algoritmi di classificazione introduce un elemento di incertezza. Anche i contenuti scritti da esseri umani ma con strutture linguistiche molto standardizzate potrebbero essere percepiti come artificiali. Quindi, la qualità editoriale e la voce distintiva diventano fattori competitivi ancora più rilevanti.
Companies that have invested in strategies of digital marketing basate su volumi elevati di contenuti generati automaticamente dovranno riconsiderare il proprio approccio. In particolare, la distinzione tra automazione di processo e automazione di pensiero diventa cruciale. Automatizzare la distribuzione è diverso dall’automatizzare il punto di vista.
We of SHM Studio osserviamo che le aziende italiane più esposte sono quelle che hanno adottato workflow di content generation completamente automatizzati senza una fase di revisione editoriale umana. Al contrario, chi ha mantenuto una supervisione editoriale strutturata si trova oggi in una posizione di vantaggio relativo.
What the button doesn't say: the limits of the system
Il meccanismo di segnalazione collettiva presenta alcune criticità che vale la pena considerare. Innanzitutto, la percezione di “AI slop” è soggettiva. Un contenuto scritto in modo molto formale o con struttura molto lineare potrebbe essere segnalato anche se interamente umano.
Analogamente, esiste il rischio di utilizzo distorto della funzione. In contesti competitivi, la segnalazione potrebbe essere usata in modo strumentale per penalizzare concorrenti. LinkedIn non ha ancora chiarito pubblicamente come gestirà i casi di abuso sistematico.
Tuttavia, il punto più rilevante dal punto di vista strategico riguarda la natura del problema a monte. Come sottolinea Harvard Business Review, l’AI generativa non produce necessariamente contenuti di bassa qualità — produce contenuti privi di prospettiva originale se usata senza un framework editoriale solido. Pertanto, il problema non è lo strumento ma il metodo di utilizzo.
Infine, la classificazione automatica aggiornata da LinkedIn introduce una variabile algoritmica che le aziende non possono controllare direttamente. Questo rende ancora più importante investire in una copywriting strategy that produces recognizably human and contextually relevant content.
Perspectives: where LinkedIn is heading in the next 18 months
Il lancio del pulsante di segnalazione è verosimilmente solo il primo passo di una trasformazione più ampia delle politiche editoriali di LinkedIn. Secondo le analisi di Gartner Regarding technology trends, professional social platforms are moving toward hybrid moderation systems that combine human reporting and automated classification.
Di conseguenza, è ragionevole attendersi che LinkedIn introduca nei prossimi mesi etichette di trasparenza più esplicite sui contenuti identificati come AI-generated. Analogamente, potrebbero emergere meccanismi di penalizzazione della reach organica per i post classificati come artificiali.
For companies that manage LinkedIn campaign, this scenario requires a revision of the KPIs. The volume of published content becomes a less relevant indicator compared to the qualitative engagement rate and the consistency of the editorial voice over time.
Inoltre, la pressione verso l’autenticità potrebbe favorire formati come i post personali dei founder e dei manager, le analisi settoriali basate su dati proprietari e i contenuti che documentano processi interni reali. Questi formati sono strutturalmente difficili da replicare con l’AI generativa senza un contributo umano significativo.
What to do now: operational guidelines for marketing teams
La prima azione concreta è un audit dei contenuti LinkedIn pubblicati negli ultimi sei mesi. L’obiettivo è identificare quanti post sono stati prodotti con flussi completamente automatizzati e valutarne la qualità editoriale percepita. Questo esercizio consente di capire l’esposizione al rischio di segnalazione.
In seguito, è utile definire linee guida interne che distinguano chiaramente l’uso dell’AI come strumento di supporto dall’uso come sostituto del pensiero editoriale. L’AI può accelerare la ricerca, strutturare una bozza o suggerire varianti di headline. Tuttavia, il punto di vista, l’angolatura e la rilevanza contestuale devono rimanere di competenza umana.
Quindi, per chi gestisce profili aziendali con volumi elevati di pubblicazione, è opportuno introdurre una fase di revisione editoriale sistematica prima della pubblicazione. Questa fase non deve necessariamente essere lunga — anche una revisione di dieci minuti da parte di un editor può fare la differenza nella qualità percepita del contenuto.
Infine, vale la pena integrare la strategia LinkedIn con una riflessione più ampia sulla SEO e sul posizionamento organico complessivo del brand. I contenuti di qualità su LinkedIn alimentano anche la reputazione digitale dell’azienda sui motori di ricerca, specialmente per le ricerche branded e settoriali. Per approfondire questi temi, il team di SHM Studio publish regular analyses and updates on its blog.
Chi desidera un confronto diretto sulle implicazioni di questi cambiamenti per la propria strategia digital può Contact our team. Noi di SHM Studio siamo disponibili a valutare insieme le priorità di intervento, dalla revisione del piano editoriale LinkedIn all’ottimizzazione delle Google Ads campaigns complementari. Per una panoramica completa dei nostri servizi, è possibile visitare la pagina web and the section dedicated to AI services.
Original source: The Verge — Over 1 million people have clicked LinkedIn’s AI slop button.
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