- Conviene portare in casa la produzione creativa con l'AI?
- Cosa hanno fatto davvero le aziende che ci sono già passate?
- Cosa passa al team interno e cosa resta all'agenzia?
- Quanti materiali devi produrre perché abbia senso? Tre esempi
- Quali strumenti si usano?
- Quali regole servono prima di partire?
- Perché se ne parla proprio adesso?
- Come si parte, passo per passo?
- Gli errori più comuni
- Come capire se sta funzionando?
- Allora, ne vale la pena per la tua azienda?
- Come la vediamo in SHM
- Domande frequenti
- Portare in casa la produzione creativa con l’AI conviene solo se produci tanti materiali simili: varianti, formati, lingue, canali.
- Le aziende che l’hanno fatto (Wyndham, Opella, BetMGM) dichiarano da 15 a 20 volte più materiali, ma nessuna ha lasciato l’agenzia.
- All’agenzia restano idea e brand; al team interno la produzione in serie, sempre con una persona che approva.
- Prima di partire servono tre regole: cosa l’AI non genera, chi approva, come si misura il risultato.
Aggiornato il 3 ottobre 2026
Cinque persone, quindici volte più materiali pubblicitari, tempi di approvazione ridotti di tre quarti. Non è uno studio di laboratorio: è quello che ha fatto una catena alberghiera quotata portando in casa la produzione creativa con l’AI. La domanda vera, per un’azienda italiana, è un’altra: conviene anche a te?
Conviene portare in casa la produzione creativa con l’AI?
Conviene se produci tanti materiali simili tra loro (varianti, formati, lingue, canali). Non conviene se fai poche campagne all’anno, ognuna diversa dall’altra.
L’AI generativa, cioè il software che crea immagini, video e testi partendo da istruzioni scritte, rende veloce la produzione in serie. Non sostituisce l’idea. Il punto quindi non è “AI sì o no”, ma quanto del tuo lavoro creativo è ripetizione.
Pensa all’ultima campagna che hai fatto. Quante versioni dello stesso messaggio hai dovuto preparare? Un formato per il feed, uno per le storie, un banner per il sito, magari la versione in inglese. Ognuna di queste è lavoro che oggi qualcuno fa a mano, e che paghi a ore. Questa tabella è il modo più rapido per capire da che parte stai.
| La tua situazione | Conviene? | Perché |
|---|---|---|
| Catalogo ampio, più lingue o mercati | Sì | Ogni prodotto va adattato a formati, lingue e canali: è lavoro ripetitivo |
| Campagne con molti test (annunci su Meta e Google) | Sì | Più varianti da confrontare = più probabilità di trovare quella che rende |
| Poche campagne all’anno, ognuna diversa | No, per ora | Il valore sta nell’idea, non nel volume |
| Nessuno in casa che possa controllare i materiali | No, per ora | Senza approvazione umana il rischio sul brand supera il risparmio |
Se ti riconosci nelle prime due righe, vale la pena leggere il resto con attenzione. Se sei nelle ultime due, oggi l’investimento probabilmente non si ripaga, ma conviene comunque sapere come si muove il mercato, perché la situazione cambia in fretta.
Cosa hanno fatto davvero le aziende che ci sono già passate?
Hanno creato un piccolo team interno che usa l’AI per la produzione in serie, hanno tenuto l’agenzia per la strategia e hanno messo per iscritto cosa l’AI non deve fare.
I tre casi raccontati da Digiday il 2 ottobre 2026 sono aziende di fascia medio-alta, non colossi da miliardi di budget pubblicitario. È proprio questo che le rende interessanti: fino a un anno fa sistemi di questo tipo erano roba da multinazionali.
| Azienda | Settore | Squadra interna | Risultato dichiarato | Regola che si sono date |
|---|---|---|---|---|
| Wyndham Hotels & Resorts | Catena alberghiera | 5 persone | 15 volte più materiali, tempi di produzione e approvazione −75% | Ancora in discussione se generare persone negli hotel |
| Opella (ex Sanofi) | Prodotti per la salute | 85 persone | 20 volte più materiali, oltre 20.000 contenuti | Vietato generare medici; dichiarazione AI nei mercati UE |
| BetMGM | Scommesse online | Reparto creativo di 120 persone | Usa l’AI nella produzione, non ovunque | Quote e contenuti regolamentati solo fatti da persone |
I numeri dichiarati sono forti. Wyndham, con una squadra di cinque persone, produce quindici volte i materiali di prima. Opella, nata da Sanofi nel 2025, ha costruito un team dedicato di 85 persone e ha superato i 20.000 contenuti, perché deve declinare gli stessi prodotti per tanti mercati e tante lingue.
Ma il moltiplicatore da solo dice poco. Il dato che pesa di più, per chi deve decidere, è il tempo: nel caso Wyndham, produzione e approvazione richiedono un quarto del tempo di prima. Significa poter lanciare una campagna, o correggerla, in giorni invece che in settimane.
Il dato più interessante però non è nessuno dei due. È che nessuna delle tre aziende ha lasciato l’agenzia, e tutte e tre hanno posto dei limiti precisi prima di partire. Ne parliamo più avanti.
Cosa passa al team interno e cosa resta all’agenzia?
Al team interno va la produzione ripetitiva; all’agenzia restano l’idea, il brand e lo sguardo esterno.
Wyndham, per esempio, continua ad affidare all’agenzia storica i brief creativi più grandi e tradizionali, e usa l’AI per le varianti destinate ai social. È una divisione del lavoro che ha senso anche per un’azienda italiana di medie dimensioni: chi pensa la campagna non deve per forza essere chi ne produce ogni singola versione.

Lo schema qui sotto riassume il flusso che queste aziende hanno adottato. Le persone decidono, l’AI moltiplica, i dati scelgono cosa tenere.
- 1 · Persone e agenziaBrief e ideaObiettivo, messaggio, concetto creativo.
- 2 · Persone e agenziaMaster approvatoUn’immagine o un video “madre” che rispetta il brand.
- 3 · Team internoL’AI genera le variantiFormati, lingue, canali, prodotti: decine di versioni dallo stesso master.
- 4 · Team internoControllo umanoRegole del brand, niente contenuti regolamentati, una persona che approva.
- 5 · Team internoPubblicazione e testLe varianti vanno online e si confrontano tra loro.
- 6 · DatiMisura e sceltaSi tengono le varianti che rendono, si tolgono le altre, e si torna al punto 3.
| Al team interno con l’AI | All’agenzia (o a chi fa strategia) |
|---|---|
| Varianti dello stesso annuncio | Concetto creativo e idea della campagna |
| Adattamenti di formato (storie, post, banner) | Campagne di brand e lanci importanti |
| Versioni in altre lingue e per altri mercati | Linee guida del brand e tono di voce |
| Test rapidi su titoli, immagini, colori | Lettura dei risultati e scelte di budget |
Tradotto in budget: se oggi paghi l’agenzia anche per la decima versione dello stesso banner, quella spesa può spostarsi su lavoro che porta più valore, come l’idea della prossima campagna o l’analisi dei risultati. Attenzione però, perché alcune voci non spariscono, si spostano: licenze degli strumenti, formazione, tempo di chi controlla.
Quanti materiali devi produrre perché abbia senso? Tre esempi
Il conto da fare è semplice: prodotti (o servizi) × formati × lingue × canali. Se il risultato per campagna è di decine o centinaia di pezzi, l’AI interna ha senso. Se è una manciata, no.
Abbiamo preso tre situazioni tipiche delle aziende che seguiamo e abbiamo fatto il conto. I numeri sono di esempio, ma il ragionamento è quello che facciamo davvero quando un cliente ci chiede se gli conviene.
| Scenario | Il conto | Cosa faremmo |
|---|---|---|
| E-commerce con 40 prodotti in promozione, sito in 3 lingue, annunci su Meta | 40 prodotti × 3 formati × 3 lingue = 360 pezzi per campagna | Sistema interno con AI: senza, quei materiali non si fanno o costano troppo |
| Rete di negozi o studi con campagne locali per città | 10 sedi × 2 formati × 4 uscite = 80 pezzi | Via di mezzo: master fatto da professionisti, varianti locali con AI |
| Azienda manifatturiera B2B, 2 fiere all’anno, catalogo in 2 lingue | 2 fiere × 6 materiali = 12 pezzi, ognuno curato | Agenzia o grafico, AI solo come aiuto (bozze, traduzioni da rivedere) |
Nota che il criterio non è la dimensione dell’azienda ma la ripetitività. Un’azienda piccola con un catalogo ampio e tre lingue può avere più bisogno di un sistema interno di una grande azienda che fa due spot all’anno. E il conto cambia nel tempo: se inizi a testare più annunci su Meta o Google, le varianti si moltiplicano anche se il catalogo resta lo stesso.
Quali strumenti si usano?
Due strade: piattaforme specializzate che gestiscono tutto il processo, oppure un flusso costruito su strumenti generici. La prima è più rapida, la seconda più flessibile.
Le aziende della fonte hanno scelto piattaforme dedicate. Wyndham lavora con Adora, una società di AI che l’aiuta anche a capire quali materiali rendono di più. BetMGM usa Arcana AI, una suite di strumenti generativi. Altri marchi usano Pencil, la piattaforma del gruppo Brandtech. Sono strumenti pensati per chi produce grandi volumi e vuole regole di brand e approvazioni già integrate.
Per un’azienda italiana di medie dimensioni spesso ha più senso partire da strumenti generici (generatori di immagini e video, editor con funzioni AI, modelli per i testi) collegati tra loro da un flusso semplice: un master, una libreria di regole, un passaggio di approvazione. Costa meno, si adatta meglio, e si può passare a una piattaforma dedicata quando i volumi lo giustificano.
| Piattaforma specializzata | Flusso con strumenti generici | |
|---|---|---|
| Esempi | Pencil, Adora, Arcana AI | Generatori di immagini e video, editor con funzioni AI, modelli per i testi |
| Per chi | Grandi volumi, tanti mercati | Volumi medi, prime prove |
| Regole di brand e approvazioni | Già integrate | Da impostare (libreria di regole + passaggio di approvazione) |
| Flessibilità | Minore | Maggiore |
| Quando passare all’altra | — | Quando i volumi crescono e le approvazioni diventano un collo di bottiglia |
Quali regole servono prima di partire?
Tre regole, decise prima del primo materiale: cosa l’AI non può generare, chi approva prima della pubblicazione, come si misura cosa funziona.
Le aziende della fonte le hanno imparate sul campo:
- Contenuti regolamentati restano umani. BetMGM non usa l’AI per le quote delle scommesse: un errore lì ha conseguenze legali. Come ha detto il loro responsabile, la fiducia nella macchina per questi contenuti non c’è ancora. In Italia vale lo stesso per prezzi, condizioni di vendita, claim su salute e sicurezza.
- Niente persone “finte” dove contano. Opella vieta immagini generate di medici o professionisti sanitari e, nei mercati europei, aggiunge un’indicazione che il contenuto è fatto con l’AI. Wyndham sta ancora discutendo se generare persone dentro i propri hotel.
- Coerenza del brand. Serve un riferimento unico (colori, tono, cosa è vietato) e una persona che approva. Senza, produci tanto e comunichi in modo disomogeneo.

C’è poi il tema della reazione delle piattaforme: alcune stanno già penalizzando i contenuti generati con l’AI, e la preferenza del pubblico non è scontata. Anche per questo il controllo umano non è un passaggio burocratico: è quello che protegge il risultato.
Perché se ne parla proprio adesso?
Perché costa meno, si testa di più e serve più contenuto. E perché una quota crescente della pubblicità è già fatta così.
Quattro numeri danno l’idea del momento:
L’ultimo dato è il più importante, e va letto insieme agli altri. Se la qualità creativa pesa per circa metà dell’efficacia di una pubblicità, come sostiene Kantar, allora produrre di più serve solo se ti aiuta a trovare la versione migliore. Più test significa più varianti, ed è proprio lì che la produzione manuale diventa il collo di bottiglia.
Il mercato si sta muovendo in questa direzione. Secondo l’ultimo rapporto di IAB, l’associazione della pubblicità digitale americana, un terzo dei materiali pubblicitari video del 2026 è realizzato con l’AI generativa, e quasi due acquirenti su tre la usano già.
E l’uso più diffuso è proprio quello di cui parliamo in questo articolo: creare versioni dello stesso materiale per pubblici diversi.
Intanto cambia anche la distribuzione: pensa agli annunci su ChatGPT con click-to-chat. Più canali significa, di nuovo, più formati da produrre.
Come si parte, passo per passo?
Con una prova piccola e misurabile: una sola campagna, regole scritte, un confronto onesto con il modo in cui lavori oggi.
- Conta cosa produci oggi. Prendi le campagne dell’ultimo trimestre e conta i materiali: quanti, in che formati, quante lingue, quanto tempo dal brief alla pubblicazione. È la base per capire se c’è margine.
- Scrivi le regole. Colori, tono di voce, cosa l’AI non può generare, chi approva. Senza questo passaggio il resto non regge.
- Scegli una campagna pilota. Meglio una campagna con tante varianti e un obiettivo chiaro, per esempio annunci su Meta per una linea di prodotti.
- Produci il master con cura, poi le varianti con l’AI. Il master lo fanno persone (interne o agenzia). Le varianti le genera il team interno, e ogni variante passa dall’approvazione.
- Misura e confronta. Tempo, costo per materiale, risultati delle varianti. Poi decidi se estendere, correggere o fermarti.
Gli errori più comuni
Partire dagli strumenti invece che dalle regole, e misurare quanto si produce invece di quanto rende.
- Comprare la piattaforma prima di sapere cosa serve. Lo strumento si sceglie dopo aver contato i materiali e scritto le regole, non prima.
- Saltare l’approvazione “perché tanto è una variante”. È proprio sulle varianti che scappano gli errori: un prezzo vecchio, un colore sbagliato, una frase fuori tono.
- Generare persone dove servono persone vere. Testimonianze, staff, professionisti: qui l’AI fa più danni che risparmi.
- Misurare il volume. Produrre dieci volte tanto non è un risultato. Lo è trovare prima la versione che porta più contatti.
- Licenziare la creatività. Senza un’idea forte a monte, l’AI moltiplica un messaggio debole.
Come capire se sta funzionando?
Con pochi indicatori, misurati prima e dopo: tempo dal brief alla pubblicazione, costo per materiale, varianti testate e risultati delle campagne.
| Indicatore | Cosa misura | Segnale che funziona |
|---|---|---|
| Tempo dal brief alla pubblicazione | Velocità del processo | Si accorcia senza aumentare gli errori |
| Costo per materiale | Ore e licenze diviso materiali prodotti | Scende, a parità di qualità |
| Varianti testate per campagna | Quanto riesci a sperimentare | Aumenta |
| Materiali scartati in approvazione | Qualità di ciò che esce dall’AI | Resta basso o cala nel tempo |
| Risultati (clic, contatti, vendite) | Se le varianti rendono davvero | Migliorano rispetto alle campagne di prima |
Il confronto va fatto sulla stessa campagna o su campagne simili, e per qualche settimana. Un buon segnale non è solo “abbiamo speso meno”: è “abbiamo trovato prima l’annuncio che funziona, e l’abbiamo potuto adattare a tutti i canali”.
Allora, ne vale la pena per la tua azienda?
Vale la pena seogni campagna ti richiede decine di varianti, hai già qualcuno in casa che può imparare a usare gli strumenti e puoi collegare ogni materiale ai dati di risultato (clic, contatti, vendite).
Una via di mezzoesiste: far costruire il sistema da chi lo sa già fare (regole di brand, modelli, flusso di approvazione) e poi gestirlo internamente, invece di partire da zero.
Non ancora sefai poche campagne all’anno, ognuna diversa, oppure se non hai nessuno che possa approvare i materiali con continuità. In quel caso l’AI produce più roba, non più risultati.
Come la vediamo in SHM
Per noi la tecnologia serve quando libera tempo per fare meglio le cose che contano, non quando diventa un modo per produrre di più senza chiedersi se funziona. Un sistema di produzione creativa senza dati di performance collegati è una macchina che gira a vuoto.
Per questo, quando lo impostiamo per un’azienda, partiamo dalle regole: un brand kit digitale che l’AI deve rispettare, un flusso di integrazione dell’AI nei processi con chi approva cosa, e una formazione per il team che lo userà. Le campagne poi si misurano, e i materiali che non rendono si tolgono. Altri approfondimenti nell’hub Marketing e performance ADV.
Domande frequenti
Dipende soprattutto dal volume e da chi lo gestisce: licenze degli strumenti, formazione del team e tempo di chi approva. Il costo d’uso dei modelli è sceso del 41% rispetto al picco di marzo 2026, ma la voce più pesante resta il tempo delle persone.
No. Nessuna delle aziende citate l’ha fatto: all’agenzia restano idea, brand e campagne importanti, al team interno la produzione in serie.
Con regole scritte prima di partire (colori, tono, cosa è vietato), un master approvato da cui generare le varianti e una persona che controlla ogni uscita.
Sì, se hanno molti materiali ripetitivi: cataloghi in più lingue, schede prodotto, campagne LinkedIn con varianti. Per poche uscite all’anno il vantaggio è basso.
Prezzi, condizioni di vendita, contenuti regolamentati e immagini di professionisti (medici, tecnici) che sembrano reali. Sono i limiti che si sono date le stesse aziende che usano l’AI su larga scala.
Tempo dal brief alla pubblicazione, costo per materiale, numero di varianti testate, materiali scartati in approvazione e, soprattutto, i risultati delle campagne: clic, contatti, vendite.
La domanda giusta non è quanto puoi produrre con l’AI, ma quanta della tua produzione è ripetizione, e chi controlla che funzioni.
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