- Conviene preoccuparsi davvero, o è un problema solo per i grandi player?
- Cosa è successo davvero: quali aziende sono state colpite e di quanto?
- Quanto pesa Safari sul traffico italiano? I numeri che devi conoscere
- Cosa cambia in pratica per chi gestisce campagne paid?
- Tre scenari concreti: cosa succede a un e-commerce, a uno studio professionale e a un'azienda manifatturiera?
- Quali alternative esistono per misurare e targetizzare senza il tracciamento Safari?
- Perché se ne parla adesso: il mercato pubblicitario italiano è davvero a rischio?
- Quali rischi concreti devi gestire nei prossimi mesi?
- Come si parte concretamente: i passi per adattare la strategia adesso?
- Quali sono gli errori più comuni di chi affronta questo problema?
- Come capire se la tua strategia di misurazione sta reggendo?
- Allora, vale la pena intervenire subito o si può aspettare?
- Come la vediamo in SHM
- Domande frequenti
- Apple ha bloccato su Safari i principali strumenti di tracciamento pubblicitario, con eCPM già in calo del 10,5% tra chi ha aggiornato il sistema operativo.
- In Italia Safari vale il 13,4% dei browser e oltre un terzo del traffico mobile: l’impatto sulle campagne paid non è trascurabile.
- La soluzione non è aspettare: diversificare le fonti dati, testare modelli di misurazione alternativi e ridurre la dipendenza dai cookie di terze parti è urgente.
Un aggiornamento software arrivato senza preavviso ha tagliato fuori alcuni dei più grandi strumenti di tracciamento pubblicitario da Safari. Se hai campagne attive, una parte del tuo pubblico è già diventata invisibile.
Conviene preoccuparsi davvero, o è un problema solo per i grandi player?
Il blocco colpisce chiunque faccia pubblicità digitale con strumenti di tracciamento cross-site: non solo i grandi network, ma anche le PMI con campagne Google, Meta o programmatic. La dimensione del danno dipende da quanto traffico arriva da Safari e da quanto i tuoi strumenti dipendono dall’identità dell’utente.
Apple ha rilasciato un aggiornamento di iOS che blocca alcune delle aziende più note nel settore del tracciamento pubblicitario, impedendo loro di funzionare su Safari. La lista delle aziende bloccate è decisa da Apple in modo unilaterale, senza preavviso e senza spiegazioni pubbliche.
Per chi gestisce campagne paid — Google Ads, Meta, programmatic — questo significa che una quota del pubblico su Safari smette di essere tracciabile. Non puoi più sapere con certezza chi ha visto il tuo annuncio, chi ha cliccato e chi ha comprato.
| La tua situazione | Impatto atteso | Perché |
|---|---|---|
| Campagne programmatic su open web | Alto | Dipendono dall’identità cross-site, bloccata da Apple |
| Campagne Meta con pixel standard | Medio-alto | Il pixel fatica su Safari da anni; ora peggiora |
| Campagne Google con tag di conversione | Medio | Google ha soluzioni server-side, ma non complete |
| E-commerce con attribuzione last-click | Alto | Le conversioni Safari spariscono dai report |
| Publisher con inventory programmatic | Alto | eCPM in calo, meno domanda per spazi Safari |
| Business subscription o direct-sold | Basso | Non dipendono dal tracciamento cross-site |
Cosa è successo davvero: quali aziende sono state colpite e di quanto?
Apple ha aggiornato la sua lista nera di strumenti di tracciamento bloccati su Safari, colpendo alcune delle piattaforme più usate nel settore pubblicitario. I danni sono già misurabili, anche se solo l’8% degli utenti ha installato l’aggiornamento.
Secondo quanto riportato da Digiday, la piattaforma Aditude — che aiuta i publisher a vendere spazi pubblicitari — ha rilevato che Safari su iPhone e iPad genera l’11,7% delle impression e l’11,4% dei ricavi pubblicitari dei suoi clienti. Tra gli utenti che hanno già installato l’aggiornamento, gli eCPM (cioè i ricavi effettivi per ogni mille annunci mostrati) sono scesi del 10,5%.
The Trade Desk, uno dei principali ad server del settore, è stato bloccato senza preavviso. Solo dopo che i suoi ingegneri hanno segnalato il problema come bug, Apple ha rimosso il blocco in una versione di test — ma chi usa la versione corrente di iOS è ancora bloccato.
Il quarto trimestre è il periodo in cui publisher e piattaforme pubblicitarie fanno la maggior parte dei loro ricavi. Il blocco è arrivato esattamente all’inizio di questo periodo.
Non è la prima volta. Nel 2017 e nel 2021 Apple aveva già ridotto le capacità di tracciamento su Safari. Nel 2022, Meta ha dichiarato che le restrizioni sulla privacy di Apple avrebbero causato un impatto negativo di circa 10 miliardi di dollari sui propri ricavi pubblicitari in un solo anno. Chi ha già vissuto quei momenti sa che l’impatto cresce man mano che gli utenti aggiornano i dispositivi.
Quanto pesa Safari sul traffico italiano? I numeri che devi conoscere
In Italia Safari vale il 13,4% dei browser desktop e mobile, ma sale a oltre un terzo del traffico mobile. Se la tua audience usa iPhone, il problema è concreto già oggi.
Prima di decidere quanto preoccuparsi, devi capire quanta parte del tuo traffico passa da Safari. I dati italiani ed europei dicono cose diverse, e vale la pena guardarli entrambi.
In Italia, secondo StatCounter, Safari detiene il 13,4% della quota browser complessiva (giugno 2026). In Europa la quota sale al 19,9% (settembre 2026). Ma il dato più rilevante per chi fa campagne mobile è un altro: Apple detiene il 36,5% del mercato smartphone in Italia, e su iPhone il browser predefinito è Safari.
Tradotto in pratica: se vendi prodotti o servizi a consumatori italiani e hai campagne mobile attive, oltre un terzo del tuo pubblico su smartphone usa un dispositivo Apple. Quella fetta di pubblico è la più esposta alle restrizioni di Safari.
Cosa cambia in pratica per chi gestisce campagne paid?
Il blocco non elimina la pubblicità su Safari, ma rende invisibili le conversioni e impedisce il retargeting cross-site. Chi non adatta la strategia di misurazione vedrà i report peggiorare senza capire perché.
Il tracciamento pubblicitario funziona grazie a piccoli pezzi di codice (i cosiddetti tag o pixel) che riconoscono lo stesso utente su siti diversi. Apple ha bloccato alcune delle aziende che gestiscono questi strumenti, impedendo loro di funzionare su Safari.
Risultato pratico: se un utente vede il tuo annuncio su Safari, poi visita il tuo sito e compra, quella conversione potrebbe non apparire nei tuoi report. Il tuo costo per acquisizione sembra più alto di quello reale, e il tuo algoritmo di ottimizzazione riceve segnali sbagliati.
- 1 · Utente iPhoneVede l’annuncio su SafariL’annuncio viene mostrato, ma il pixel non riesce a registrare l’impression in modo affidabile.
- 2 · Piattaforma ADVPerde il tracciamento cross-siteNon può collegare il clic all’acquisto se l’utente cambia sito o torna dopo qualche ora.
- 3 · Report di campagnaMostra conversioni in caloLe conversioni Safari spariscono o vengono attribuite ad altri canali, distorcendo il ROAS (ritorno sulla spesa pubblicitaria).
- 4 · Algoritmo di ottimizzazioneRiceve segnali sbagliatiSenza dati corretti, l’algoritmo riduce il budget sui segmenti Safari, peggiorando la copertura.
- 5 · Team marketingPrende decisioni su dati incompletiTaglia campagne che funzionano o aumenta budget su canali meno efficaci, basandosi su report distorti.
Tre scenari concreti: cosa succede a un e-commerce, a uno studio professionale e a un’azienda manifatturiera?
L’impatto varia molto in base al tipo di business e al mix di canali. Ecco tre esempi per capire dove sei posizionato.

Esempi illustrativi: i numeri servono a mostrare il ragionamento, non sono dati di clienti reali.
| Tipo di azienda | Quota traffico Safari stimata | Problema principale | Azione prioritaria |
|---|---|---|---|
| E-commerce moda (B2C) | ~30-35% mobile | Conversioni Safari non tracciate, ROAS gonfiato su altri canali | Conversioni server-side + modellazione dati |
| Studio professionale B2B | ~15-20% | Lead form non attribuiti correttamente | CRM tracking + UTM strutturati |
| Azienda manifatturiera export | ~10-15% | Retargeting inefficace su buyer internazionali con iPhone | Audience first-party + LinkedIn come canale alternativo |
Un e-commerce di moda con forte traffico mobile è il caso più esposto: se il 35% degli utenti usa iPhone, una parte significativa delle conversioni rischia di sparire dai report. Lo studio professionale B2B ha un problema diverso: i form di contatto compilati da Safari non vengono attribuiti al canale giusto, e il commerciale non sa da dove arriva il lead. L’azienda manifatturiera che fa retargeting su buyer europei con iPhone scopre che quella lista di pubblico personalizzato si svuota progressivamente.
Per chi gestisce campagne su più canali, vale la pena leggere anche come cambia la misurazione e l’attribuzione su Amazon Ads: il problema dei dati frammentati non riguarda solo Safari.
Quali alternative esistono per misurare e targetizzare senza il tracciamento Safari?
Esistono approcci concreti per ridurre la dipendenza dal tracciamento cross-site: alcuni richiedono sviluppo tecnico, altri sono accessibili anche senza un team IT dedicato.
| Approccio | Come funziona | Difficoltà | Adatto a |
|---|---|---|---|
| Conversioni server-side | Il tag di tracciamento gira sul tuo server, non sul browser dell’utente | Media-alta | E-commerce, siti con sviluppatore |
| Dati first-party (CRM) | Usi i dati che hai già (email, acquisti, form) per costruire audience | Bassa | Tutti i tipi di business |
| Modellazione delle conversioni | Le piattaforme stimano le conversioni mancanti con algoritmi | Bassa (automatica) | Chi usa Google Ads o Meta avanzato |
| Privacy-Enhancing Technologies | Tecnologie che aggregano i dati senza identificare il singolo utente | Alta | Grandi aziende con team tecnico |
| Canali meno dipendenti dal cookie | LinkedIn, email marketing, SEO organica | Bassa | B2B, contenuti, brand awareness |
La conversione server-side è la soluzione tecnica più robusta: sposta il tracciamento dal browser (dove Apple può bloccarlo) al server del tuo sito, dove Apple non ha accesso. Richiede uno sviluppatore, ma è compatibile con Google Tag Manager e con le API di conversione di Meta.
I dati first-party sono la risorsa più sottovalutata. Se hai un CRM con email dei clienti, puoi caricare quelle liste sulle piattaforme pubblicitarie e costruire audience simili senza dipendere dai cookie. È una strategia che funziona indipendentemente da quello che fa Apple.
Chi vuole approfondire come diversificare i canali può guardare anche alle nuove opportunità offerte da ChatGPT Ads come canale alternativo per raggiungere audience che sfuggono al tracciamento tradizionale.
Perché se ne parla adesso: il mercato pubblicitario italiano è davvero a rischio?
Il mercato pubblicitario digitale italiano vale 6,2 miliardi di euro e cresce. Ma una parte crescente di quel valore dipende da strumenti di tracciamento che Apple sta progressivamente smantellando.

Secondo l’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano, nel 2025 il mercato dell’internet advertising in Italia ha raggiunto 6,2 miliardi di euro (+11% rispetto all’anno precedente), pari al 53% dell’intero mercato pubblicitario. Per il 2026 è prevista una crescita fino a 7 miliardi di euro.
Crescita e vulnerabilità vanno di pari passo. Più il digitale pesa sul totale degli investimenti pubblicitari, più ogni restrizione tecnica ha un impatto reale sui budget aziendali. E il blocco Safari non è un evento isolato: è l’ultimo di una serie di mosse che Apple porta avanti dal 2017.
Il punto critico è il quarto trimestre. È il periodo in cui si concentrano i budget più alti — Black Friday, Natale, saldi invernali — e il blocco è arrivato esattamente all’inizio di questa finestra. Chi non ha ancora adattato la strategia di misurazione rischia di prendere decisioni sbagliate nei mesi più importanti dell’anno.
Vale la pena ricordare che anche altri cambiamenti tecnici stanno ridisegnando la misurazione delle campagne: il modo in cui YouTube conta le view è cambiato, e chi non ha aggiornato i propri benchmark rischia di leggere i dati in modo distorto.
Quali rischi concreti devi gestire nei prossimi mesi?
Il rischio principale non è il blocco in sé, ma prendere decisioni di budget basate su dati incompleti. Ci sono anche rischi secondari legati alla dipendenza da singoli vendor.
Il blocco di Apple colpisce in modo asimmetrico: chi dipende da un vendor finito nella lista nera di Apple perde capacità di tracciamento da un giorno all’altro, senza preavviso. The Trade Desk è stato bloccato e poi parzialmente ripristinato in una versione di test — ma chi usa la versione corrente di iOS è ancora bloccato.
Questo crea un rischio di dipendenza da fornitori terzi che non controlli. Se il tuo stack pubblicitario si basa su un singolo ad server o su un unico strumento di tracciamento, sei esposto a interruzioni improvvise.
| Rischio | Probabilità | Impatto | Come mitigarlo |
|---|---|---|---|
| Dati di conversione incompleti | Alta | Alto | Conversioni server-side + modellazione |
| Vendor bloccato da Apple | Media | Alto | Diversificare gli strumenti di tracciamento |
| ROAS sovrastimato su altri canali | Alta | Medio | Audit periodico dell’attribuzione |
| Retargeting inefficace su iOS | Alta | Medio | Audience first-party da CRM |
| Decisioni di budget errate in Q4 | Alta | Alto | Report multi-touch + confronto YoY |
Come si parte concretamente: i passi per adattare la strategia adesso?
Non serve rivoluzionare tutto in una settimana. Bastano quattro azioni prioritarie, nell’ordine giusto, per limitare i danni e costruire una base più solida.
- 1 · Analytics / MarketingMisura la quota Safari nel tuo trafficoApri Google Analytics 4 e filtra le sessioni per browser. Se Safari supera il 15%, il problema è urgente. Se è sotto il 10%, hai più tempo.
- 2 · Sviluppatore / AgenziaAttiva le conversioni server-sideImplementa le API di conversione di Meta e il tagging server-side di Google. Riduce la dipendenza dal browser e recupera una parte delle conversioni perse.
- 3 · CRM / MarketingCostruisci audience first-partyEsporta le liste clienti dal CRM e caricale sulle piattaforme ADV. Crea audience simili basate su chi ha già comprato, non su chi ha visitato il sito.
- 4 · Marketing ManagerRivedi i KPI di campagnaSostituisci il ROAS last-click con metriche più robuste: incrementalità, confronto periodi, test A/B geografici. I dati last-click su Safari sono già parziali.
- 5 · Team / AgenziaDiversifica i canali di acquisizioneRiduci la dipendenza dal programmatic open web. Valuta canali con dati first-party nativi: LinkedIn per il B2B, email marketing, SEO organica.
Chi gestisce un e-commerce può trovare spunti utili anche guardando come Shopify sta integrando canali AI per distribuire i prodotti su superfici dove il tracciamento tradizionale non è il vincolo principale.
Quali sono gli errori più comuni di chi affronta questo problema?
Il primo errore è aspettare che il problema diventi grande prima di agire. Il secondo è cambiare i numeri nei report senza cambiare la strategia sottostante.
Molti team di marketing vedono i dati peggiorare e cercano spiegazioni nel contenuto delle campagne o nel budget. Raramente guardano prima al tracciamento. Se i tuoi numeri sono peggiorati nelle ultime settimane senza una causa evidente, il blocco Safari è il primo posto dove guardare.
| Errore comune | Perché è un problema | Cosa fare invece |
|---|---|---|
| Aspettare che l’aggiornamento si diffonda | L’impatto cresce con ogni utente che aggiorna iOS | Agire ora, quando l’impatto è ancora limitato |
| Confrontare i dati attuali con il mese scorso senza correzioni | I dati di ottobre sono già parziali, il confronto è distorto | Usare periodi pre-blocco come baseline separata |
| Tagliare budget sulle campagne ‘che non convertono’ | Quelle campagne potrebbero convertire su Safari, ma non essere tracciate | Verificare prima il tracciamento, poi decidere sul budget |
| Affidarsi a un solo vendor di tracciamento | Se quel vendor finisce nella lista Apple, perdi tutto | Diversificare gli strumenti di misurazione |
| Ignorare il problema perché ‘Safari è piccolo’ | Su mobile italiano è oltre un terzo del traffico Apple | Segmentare i dati per browser prima di valutare |
Come capire se la tua strategia di misurazione sta reggendo?
Ci sono indicatori precisi che ti dicono se i tuoi dati sono affidabili o se stai navigando a vista. Monitorarli ogni settimana, almeno per i prossimi due mesi, è essenziale.
| Indicatore | Come misurarlo | Segnale di allarme |
|---|---|---|
| Quota conversioni Safari vs Chrome | GA4 → Conversioni per browser | Safari scende sotto il 5% con traffico stabile |
| Tasso di conversione per browser | GA4 → Segmento browser | Safari ha tasso molto più basso di Chrome |
| Copertura API di conversione Meta | Meta Events Manager → Qualità eventi | Copertura server-side sotto il 70% |
| ROAS per segmento dispositivo | Google Ads → Segmento dispositivo | iOS ha ROAS anomalo rispetto ad Android |
| Dimensione audience retargeting iOS | Meta Ads Manager → Audience | Audience iOS si riduce settimana su settimana |
Un confronto utile: guarda come stai misurando le campagne su altri canali. Se hai già affrontato il tema dell’attribuzione su Amazon Ads con formati AI, le stesse domande sull’attribuzione si applicano anche qui. La frammentazione dei dati è un problema trasversale, non specifico di Safari.
Allora, vale la pena intervenire subito o si può aspettare?
Dipende da quanto traffico Safari hai e da quanto dipendi dal tracciamento cross-site. Ma aspettare ha un costo che cresce ogni settimana.
Vale la pena sehai campagne paid attive con più del 15% di traffico da Safari o iOS, fai retargeting su audience mobile, o il tuo ROAS dipende da attribuzioni last-click. Ogni settimana che passa senza intervento significa dati più distorti e decisioni di budget meno accurate.
Una via di mezzoil tuo traffico Safari è tra il 5% e il 15% e hai già alcune misure server-side attive. Puoi procedere con priorità media, ma devi comunque pianificare l’aggiornamento del tracciamento entro fine anno.
Non ancora seoperi in un modello subscription, hai pochissimo traffico mobile, o le tue campagne si basano interamente su dati first-party già consolidati. In questo caso il blocco Safari ha un impatto marginale sulla tua operatività.
Come la vediamo in SHM
Per noi, il blocco Safari non è una crisi tecnica: è un promemoria che costruire la propria strategia pubblicitaria su dati che non controlli è un rischio strutturale. L’AI e gli algoritmi delle piattaforme fanno miracoli quando ricevono segnali buoni — ma se i dati di input sono incompleti, ottimizzano nella direzione sbagliata.
Abbiamo lavorato con aziende che si sono trovate a tagliare campagne efficaci perché i report mostravano ROAS in calo, senza rendersi conto che il problema era nel tracciamento, non nella campagna. La prima cosa che facciamo in questi casi è un audit del tracciamento: capire cosa viene misurato davvero, cosa viene perso e dove i dati sono affidabili.
Crediamo che la tecnologia debba servire a prendere decisioni migliori, non a creare l’illusione di controllo. Un report che sembra preciso ma è basato su dati parziali è più pericoloso di un report che ammette i propri limiti.
Se vuoi capire dove sei esposto e come rafforzare la tua strategia di misurazione, puoi partire da un’analisi del tuo stack attuale con il nostro servizio di integrazione strategica AI, oppure valutare come strutturare campagne più resilienti con il supporto sulle campagne Google Ads e sulle campagne Meta. Per una visione d’insieme sul tema, esplora tutti gli articoli del cluster Marketing e performance ADV.
Domande frequenti
Sì, in modo indiretto. Google Ads usa tag di conversione che girano nel browser: su Safari, questi tag possono essere limitati o bloccati. La soluzione è attivare il tagging server-side tramite Google Tag Manager, che sposta il tracciamento sul server del sito e aggira le restrizioni del browser.
Apri Google Analytics 4 e segmenta le conversioni per browser. Confronta il tasso di conversione di Safari con quello di Chrome: se Safari è significativamente più basso senza una ragione logica, stai probabilmente perdendo conversioni non tracciate. Un audit del tracciamento ti darà una stima più precisa.
In parte sì. Le API di conversione (CAPI) inviano i dati di conversione direttamente dal server al server di Meta, senza passare dal browser. Questo recupera una quota significativa delle conversioni perse. Non è una soluzione completa, ma riduce sensibilmente il gap rispetto al pixel standard.
Quasi certamente sì. Oggi solo l’8% degli utenti ha installato l’aggiornamento che attiva il blocco. Man mano che gli aggiornamenti si diffondono, l’impatto crescerà. Apple ha dimostrato negli anni di non tornare indietro su queste scelte: il trend è verso restrizioni sempre più stringenti.
No. La pubblicità su Safari continua a funzionare: il problema è la misurazione, non la distribuzione degli annunci. Gli utenti Safari vedono ancora gli annunci e possono ancora comprare. Il punto è che quelle conversioni potrebbero non apparire nei tuoi report, distorcendo le decisioni di budget.
I canali con dati first-party nativi sono i più robusti: email marketing, LinkedIn (che usa il proprio sistema di tracciamento), SEO organica e campagne basate su liste CRM. Anche il programmatic con inventory garantita (direct-sold) è meno esposto rispetto all’open web.
Il vero problema non è Safari: è scoprire che le tue decisioni di budget si basavano su dati che non hai mai controllato davvero.
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